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Ideazione e Progettazione:
  Lucia Isone www.sitiservice.it

Ricevuta Fiscale

Le prestazione del Pedagogista sono esente IVA ???

Quesito

Le prestazioni rese dal pedagogista possono godere dell’esenzione dell’IVA ?

Soluzione

Ai sensi della disciplina dell’Imposta sul valore aggiunto, le prestazioni rese dal pedagogista sono soggette ad IVA e non possono considerarsi “esenti” (ex art. 10 del D.P.R. 633/1972), ciò perché l’attività del pedagogista non rientra nell’ambito delle professioni o arti sanitarie stabilite dal Ministero della Salute.

Trattazione della problematica

Preliminarmente si osserva che da più fonti (commercialisti, autorevoli quotidiani di informazione economico-tributaria) è presente un po’ di confusione in merito alla qualificazione giuridico-fiscale delle prestazioni di servizio rese dal pedagogista.

Cerchiamo di capire meglio la fattispecie in esame, sintetizzando ed enunciando i principi e le caratteristiche intrinseche delle prestazioni esenti da IVA.

L’imposta sul valore aggiunto viene applicata sulle cessioni di beni e prestazioni di servizio (requisito oggettivo) effettuate nell’esercizio di imprese arti o professioni (requisito soggettivo) nel territorio dello stato (requisito territoriale)[1].

Invero una prestazione di servizio, effettuata da chiunque eserciti una “professione in modo abituale ancorché non esclusivo” con l’impiego di idonei mezzi o strutture, per essere considerata “IVA esente” deve rientrare in una delle casistiche di cui all’art. 10 del citato decreto.

 In particolare, l’agevolazione di cui al punto 18, del comma 1, del DPR 633/1972 prevede espressamente che sono esenti dall’imposta: “le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell'articolo 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze”.[2]Il legislatore ha previsto in modo tassativo ed analitico delle fattispecie che, per la loro indiscussa valenza sociale e, in ragione di valutazioni di carattere politico-economico, sono esonerate dall’assolvimento dell’imposta. Si tratta di una evidente deroga alle regole che presiedono al normale funzionamento dell’IVA che, rappresentando l’imposta sui consumi per eccellenza, colpisce tutte le fasi di commercializzazione del bene ceduto o del servizio erogato. Sostanzialmente, il pedagogista nel valutare l’esposizione o meno dell’IVA in fattura (per le prestazioni tipiche dello stesso), deve verificare “in primis” se la professione esercitata è disciplinata dal Regio Decreto 27.07.1934, n. 1265 e successive modificazioni (quindi il requisito “soggettivo” del tributo). Come facilmente rilevabile dal sito del Ministero della Salute – professioni sanitarie - il Regio Decreto ha subito notevoli modificazioni ed integrazioni, le quali hanno  inequivocabilmente chiarito ed esplicitato quali figure rientrano nel contesto delle professioni sanitarie. Poiché l’attività del pedagogista (al contrario ad es. del logopedista D.M. 14.09.1994, dello psicologo D.M. 17.05.2002) non è stata mai regolamentata o inserita in nessuna delle professioni o arti sanitarie, l’esenzione prevista al punto 18, del comma 1, del DPR 633/1972, non è applicabile alle prestazioni da questi rese. Relativamente alle professioni sanitarie non deve trarre in inganno la figura dell’ “Educatore Professionale”. Il D.M. 08.10.1998 stabilisce le norme per l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’Educatore Professionale, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del decreto legislativo del 30.12.1992, n. 502. Dall’analisi di tale normativa, benché sono rinvenibili evidenti analogie e caratteristiche relative alle prestazioni o funzioni tipiche del pedagogista,  emerge che la stessa non è assolutamente riconducibile al pedagogista. Si rappresenta, inoltre, che gli organi preposti alla verifica e/o all’accertamento della corretta applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (Guardia di Finanza o Agenzia delle Entrate) relativamente all’inquadramento fiscale delle prestazioni del pedagogista non possono che dare un’interpretazione “letterale”[3] ai principi di cui all’art. 10 del DPR 633/1972, con particolare riferimento a quanto sancito o regolato dal Ministero della Salute. A tal proposito si enuncia la risoluzione n. 70 del 10 aprile 2007 circa gli orientamenti dell’Agenzia delle Entrate nell’interpretazione dell’art. 10 del DPR 633/1972.

Pedagogisti - Psicoterapeuti

È opportuno evidenziare, altresì, la sentenza della Corte di Giustizia Europea (Terza Sezione) del 27 aprile 2006, cause riunite C‑443/04 e C‑444/04, circa l’applicazione dell’esenzione IVA per le prestazioni di psicoterapeuta. Esenzione che potrebbe essere, in taluni casi, applicata anche quando le stesse siano rese da laureati in Pedagogia iscritti negli appositi albi di psicoterapeuti/psicologi.

In particolare una della cause legali è relativa alla sig.ra van den Hout-van Eijnsbergen la quale esercita in forma indipendente attività di psicoterapeuta per le quali essa possiede un diploma in pedagogia. Avendo il Geneeskundig Hoofdinspecteur voor de Geestelijke Volksgezondheid (ispettore medico principale per la salute mentale) constatato che l’interessata soddisfaceva i requisiti previsti dal decreto del 1986, essa è stata iscritta nel 1988 all’albo previsto da tale decreto in qualità di psicoterapeuta.

Poiché la sig.ra van den Hout-van Eijnsbergen non aveva versato l’IVA sulle prestazioni relative alle sue attività, le sono stati inviati alcuni avvisi di riscossione per il periodo dal 1° gennaio 1992 al 31 dicembre 1995. Il reclamo da essa proposto contro tali avvisi è stato respinto dall’ispettore.

La Corte ha in particolare evidenziato che:

□ L’art. 13, parte A, n. 1, lett. c), della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che conferisce agli Stati membri un potere discrezionale per definire le professioni paramediche e le prestazioni mediche attinenti a tali professioni ai fini dell’esenzione da esso prevista. Tuttavia, gli Stati membri debbono, nell’esercizio di tale potere discrezionale, rispettare l’obiettivo perseguito dalla detta disposizione, consistente nel garantire che l’esenzione si applichi unicamente a prestazioni fornite da persone in possesso delle qualificazioni professionali richieste, nonché il principio di neutralità fiscale.

□ Una normativa nazionale che esclude la professione di psicoterapeuta dalla definizione delle professioni paramediche contrasta con l’obiettivo ed il principio suddetti soltanto nel caso in cui – ciò che spetta al giudice del rinvio verificare – i trattamenti psicoterapeutici siano esentati dall’IVA qualora vengano effettuati da psichiatri, da psicologi o da appartenenti a qualsiasi altra professione medica o paramedica, benché i medesimi trattamenti, eseguiti da psicoterapeuti, possano essere considerati come di qualità equivalente tenuto conto delle qualificazioni professionali di questi ultimi.

□ Una normativa nazionale che esclude talune attività specifiche di cure alla persona esercitate da fisioterapisti, quali i trattamenti attinenti alla diagnosi dei campi di disturbo, dalla definizione di tale professione paramedica contrasta con l’obiettivo ed il principio suddetti soltanto nel caso in cui – ciò che spetta al giudice del rinvio verificare – i detti trattamenti siano esentati dall’IVA qualora vengano effettuati da medici o da dentisti, benché i medesimi trattamenti, eseguiti da fisioterapisti, possano essere considerati come di qualità equivalente tenuto conto delle qualificazioni professionali di questi ultimi. Conseguentemente a parere della Corte, anche in presenza di qualifiche professionali non identiche, le relative prestazioni erogate possono essere considerate di uno stesso tipo se presentano un livello di qualità equivalente per i soggetti che ne traggono beneficio. Pertanto, conclude la Corte,pur confermando la discrezionalità degli Stati membri nel definire le professioni paramediche, sancisce che l’esclusione di una professione o attività medica dalla definizione adottata dalla normativa interna dello Stato interessato si pone in contrasto con il principio di neutralità fiscale, secondo cui le prestazioni di uno stesso tipo devono ricevere un identico trattamento dal punto di vista tributario, qualora si dimostri "che le persone svolgenti la detta professione dispongono di qualifiche professionali idonee a garantire un livello equivalente a quello delle prestazioni fornite da persone che beneficiano dell’esenzione in virtù della medesima normativa nazionale". Spetterà quindi al giudice del rinvio valutare se lo Stato membro interessato abbia superato i limiti del proprio potere discrezionale. Per completezza di trattazione, sempre in merito all’espletamento di particolari prestazioni di servizio (psicoterapeuta) da parte di un laureato in pedagogia iscritta all’albo degli psicologi, si segnala relativamente alla giurisprudenza italiana la sentenza della Corte di Cassazione del 16.03.2000 n. 3041[4]. In considerazione della storia e della validità della figura del pedagogista, quanto finora esposto evidenzia una chiara lacuna del legislatore (connotata da forme di vera ingiustizia), la quale si spera venga colmata con le recenti iniziative governative relative al riordino delle professioni (cfr. Bersani/Mastella) Attualmente la prestazione tipica del pedagogista, come già rappresentato, va fatturata con applicazione dell’I.V.A. con aliquota del 20%.

 


[1] Il principio generale subisce innumerevoli eccezioni (operazioni non imponibili, esenti, escluse) che non sono il caso di esporre in questo contesto.

[2] Più in particolare è la norma utilizzata per le prestazioni rese nei confronti delle persone dai seguenti professionisti: medico chirurgo, infermiere, ortopedico, logopedista, tecnico sanitario, dietista ecc. per emettere fattura senza l’addebito di I.V.A.

[3] La quale non entrerebbe in contrasto con l’interpretazione “sistematica”.

[4] Cass. civ., sez. I, 16-03-2000, n. 3041 - Pres. Senofonte P - Rel. Panebianco Ur - P.M. Martone A (conf.) - Ordine Psicologi Reg. Sicilia c. Arena

Sentenza del 17.5.1995 del Tribunale di Palermo. Arena Fortunata avverso il provvedimento con cui l'Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana aveva rigettato la sua istanza - avanzata nelle forme autocertificative previste dall'art. 35 di detta legge - tendente ad ottenere il diritto ad esercitare l'attività di psicoterapeuta.

L'Arena proponeva impugnazione avanti alla Corte d'Appello di Palermo la quale, all'esito del giudizio nel quale si costituiva anche l'Ordine, con sentenza del 21.11.1997-31.3.1998 accoglieva la domanda dell'Arena, dichiarando che la stessa aveva diritto ad esercitare l'attività di psicoterapeuta in base all'art. 35 della Legge n. 56 del 1989.

Riteneva in primo luogo la Corte di merito che non era sufficiente, ai fini della decorrenza del termine decadenziale per la presentazione del ricorso, la mera comunicazione dell'avvenuta pronuncia del provvedimento con la sommaria indicazione del suo contenuto in quanto sarebbe stata necessaria la notifica per intero del provvedimento medesimo per porre l'interessata in condizione di valutare l'opportunità di ricorrere all'autorità giudiziaria.

Nel merito osservava che, relativamente al regime transitorio applicabile al caso in esame, l'art. 35 non prevede per l'esercizio dell'attività psicoterapeutica il profilo professionale di psicologo ma, fra l'altro, l'iscrizione all'Albo degli Psicologi che l'appellante aveva già conseguito, anche se laureata in pedagogia.

Riteneva poi che ricorressero anche le altre condizioni, essendo risultato dalla documentazione prodotta che l'Arena, laureata da oltre cinque anni, aveva svolto, quale collaboratrice di ruolo presso il Servizio Territoriale di Tutela della Salute Mentale dal 15.2.1986 e successivamente presso la Neuropsichiatria Infantile del servizio medesimo, attività psicoterapeutiche in maniera continuativa e frequentato corsi vari di formazione professionale.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l'Ordine degli Psicologi della regione Siciliana

Il ricorrente deduce che un'interpretazione sistematica degli artt. 3 e 35 della Legge n. 56/89 induce a ritenere che l'esercizio dell'attività psicoterapeutica non può essere riconosciuto, sia pure in regime transitorio, ad un profilo professionale diverso da quello dello psicologo, essendo le due attività strettamente connesse, con la conseguenza che deve escludersi che possa essere svolta da una figura atipica e non giuridicamente classificata come è quella del pedagogista.

La Corte di Cassazione afferma che la censura (quella dell’ordine dei psicologii) è infondata.

La Corte d'Appello ha dato una corretta lettura della normativa in esame, distinguendo, ai fini dell'esercizio dell'attività psicoterapeutica, la disciplina prevista per l'applicazione della legge "a regime" da quella transitoria in base alla quale, con l'art. 35, a differenza dell'art. 3, non si richiede il conseguimento della laurea in psicologia (oltre che in medicina e chirurgia) ma solo - per quel che interessa - l'iscrizione all'Ordine degli Psicologi, iscrizione che, secondo il precedente art. 2, non richiede necessariamente la laurea in psicologia.

La tesi del ricorrente, secondo cui anche in regime transitorio non può prescindersi "dal profilo professionale di psicologo" per l'attività psicoterapeutica, non ha alcuna base normativa se con detta espressione voglia intendersi la necessità del previo conseguimento della laurea in psicologia.

Né è corretto interpretare la normativa transitoria alla luce di quella "a regime", essendo volta, la prima, a sanare situazioni consolidatesi in un contesto fino ad allora privo di una disciplina per l'esercizio dell'attività professionale, sia di psicologo che di psicoterapeuta, e, la seconda, a regolare invece l'accesso per il futuro a dette professioni (artt. 2 e 3).

Legittimamente pertanto la Corte d'Appello, avendo accertato l'avvenuta iscrizione della richiedente all'Albo degli Psicologi ed avendo verificato la presenza degli altri requisiti richiesti dall'art. 35 in ordine alla formazione professionale acquisita dalla medesima - profilo quest'ultimo però non censurato in questa sede - ha ritenuto che ricorressero nei suoi confronti le condizioni per l'esercizio dell'attività psicoterapeutica.

Si ritiene comunque di compensare le spese del giudizio anche per la novità della questione.

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Ottobre 2011 06:31