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Sabato 11 maggio 2002 |
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Secondo la proposta di Legge
n° 771 del 1996 all’art. 1 definisce l’educatore professionale “'operatore che, in base
ad una specifica preparazione di carattere teorico-pratico, svolge la propria
attività mediante la formulazione e la realizzazione
di progetti educativi, volti a promuovere lo sviluppo equilibrato della
personalità, il recupero e l'integrazione sociale di persone di diversa età
condividendo con esse differenti situazioni di vita quotidiana. Secondo il dott. Blezza
l'Educatore Professionale, comunque aggettivato, parafrasato o qualificato, è
un professionista che si occupa della Prassi Educativa. Il Pedagogista è un
professionista diverso, che si occupa della riflessione su quella Prassi,
quindi della Programmazione, della Supervisione, della Consulenza, e di tutto
quant'altro ne fa un professionista del mede Il Pedagogista è un
professionista che possa operare paritariamente in
una équipe della quale facciano parte medici, avvocati, psicologi... Stiamo
parlando, insomma, di professionisti in possesso di lauree minimo
quadriennali, e in prospettiva lauree specialistiche, come formazione
iniziale: formazione iniziale sulla quale poi si innesta una preparazione
ulteriore, professionalizzante, e con prove abilitative,
che possono ammettere alla professione anche solo una minoranza dei laureati. Il dottore
Blezza continua dicendo che “la dicitura del II indirizzo del c.d.l. in Scienze dell'Educazione non è stato un
"fatto solo formale": è stato sostanziale, come cambiamento di
contenuti e di impostazione che tutti abbiamo ben visto…Il fatto è che il
pieno riconoscimento della professione di Pedagogista ce lo dobbiamo
guadagnare NELLA SOCIETA', NELLA
CULTURA, E A FORZA DI RISULTATI PROFESSIONALI SIGNIFICATIVI, COME
HANNO FATTO GLI ALTRI. In questo hanno un ruolo essenziale le associazioni,
purché siano rappresentative e non intese come "aziende" capitanate
da una dirigenza che dimentica di essere stata eletta, e quindi di essere
semmai la prima servitrice dei soci, non la loro "padrone". |
E chi mai dovrebbe
illustrare ai dirigenti dei vari enti pubblici e privati che anno bisogno di
competenza pedagogica di altro livello, e che questa la possono avere solo
dai pedagogisti stessi e non da "supplenti" comunque qualificati?
Non ce la darà nessun altro, la giusta immagine pubblica, nessuno combatterà
le nostre battaglie. Dobbiamo combatterle e vincerle noi”.
Il vero compito del
pedagogista secondo il dottor Blezza è quello primario da lui riassunto “con
le parole di programmazione supervisione e consulenza ma, secondo Luciano Caccavale
sottolinea come “la ormai vecchia laurea in pedagogia, soppiantata dalla
nuova Laurea in Scienza dell'Educazione, per molto tempo è stato un luogo di
ambiguità. Non vorrei essere frainteso. Ambiguità non certo riferibile
all'importanza della materia o della figura del pedagogista che, come può
testimoniare chi, come me, lavoro fuori dalla scuola, è ormai considerata
indispensabile in ogni sevizio pubblico o privato, ma ambiguità riferita
soprattutto alla prospettiva professionale. Da un pò
di tempo leggo in questo gruppo che esiste una iniziativa che intende
favorire l'istituzione dell'Albo professionale dei Pedagogisti. Leggo, anche, che alcuni,
trovano questa proposta inadeguata e superata dai tempi. Sinceramente non so
se è una proposta superata, forse in un mondo del lavoro che cerca di
liberalizzare le professione, rischia di essere una lotta di retroguardia. Ma
un merito questa iniziativa secondo me invece lo possiede. Ben vengano tutte
quelle proposte che servono a far discutere e soprattutto far riconoscere al
figura del pedagogista a livello istituzionale”. |
Tornando a quanto detto dal dott. Blezza “nessuna professione è mai
stata creata dall'Università e poi imposta o comunque
caldeggiata nella società. Al contrario, proprio l'esempio delle
professionalità psicologiche ci può far vedere, in anni abbastanza recenti
dato che parliamo di pochi decenni or sono, di come
una professione prima abbia affermato sé stessa nella società e nella
cultura, e solo poi, magari con ritardo, abbia trovato nell'Università una
sua sistemazione, tardiva, come formazione iniziale … La
Laurea in Pedagogia non è nata per dare una formazione
iniziale ai Pedagogisti, bensì (con tutto il Magistero) per consentire la
prosecuzione degli studi ai maestri che, avendo un anno di meno di Scuola
Superiore, non avrebbero potuto iscriversi altrimenti all'Università. Era una laurea intrinsecamente scolastica, quasi "a circuito
chiuso": e in questo i docenti dell'ex magistero avevano tutto quel
riguardo per il mondo del lavoro che il collega Caccavale
sembra apprezzare: per quel settore del mondo del lavoro. In effetti,
per lo più dialogavano molto più facilmente con un Ispettore, o con un
Direttore Didattico, che non con un Primario Ospedaliero o con un Dirigente
d'Azienda, e non si sognavano neppure di aprirsi uno studio di consulenza
alla famiglia o alla genitorialità. Voglio
evidenziare, con questo, che un nesso stretto con il mondo del lavoro è
un'arma a doppio taglio, in quanto il mondo del
lavoro cambia più rapidamente di quanto non possano fare le strutture
accademiche e coloro che vi operano, anche là dove vi sia il mas … Le
professionalità del Medico Chirurgo, dell'Avvocato, dell'Ingegnere,
dell'Architetto, dello Psicologo, del Commercialista, dell'Assistente Sociale
(ecc.) non le ha creati l'Università. C'erano nella società e nella cultura
e, a volte, è stato difficile dare ad esse una
corrispondente formazione iniziale, che comunque è seguita … Per
cui, ribadisco: STA IN NOI PEDAGOGISTI, NELLE NOSTRE ASSOCIAZIONI, NEL NOSTRO
MODO DI AGIRE E DI ESERCITARE, NELLA NOSTRA LETTERATURA, NELLA NOSTRA
PERTECIPAZIONE ALLA SOCIETA', L'AFFERMARE L'IMPORTANZA DELLA PROFESSIONE DI
PEDAGOGISTA NELLA SOCIETA' E NELLA CULTURA”. di |